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  LA SORELLA MINORE DELLA GROTTA DI FINGAL

 

La costa vulcanica a nord di Acireale nasconde un luogo di rara bellezza; imponenti colonne di basalto colorato si innalzano dalle acque del mar Ionio, ricordando il romantico paesaggio dell'isola di Staffa. E come la più famosa isola scozzese, questo luogo siciliano era famoso in passato per una grotta che si apriva tra le colonne, a picco sul mare: la “Grotta delle Palombe

La suggestiva atmosfera del luogo ha sempre destato stupore nei visitatori che ne hanno tratto fantastiche descrizioni e leggende come quella che narra che la ninfa Ionia ne fece il rifugio d'amore tra l'umile pastore Aci e la bella Galatea, fino a quando il ciclope Polifemo, geloso di Galatea, distrusse la grotta con dentro gli innamorati.

Questa grotta oggi non esiste piu', travolta dai marosi del mar Ionio che li si infrange con veemenza spinto dai venti di Levante.

Possiamo pero' descriverla attraverso le testimonianze di cronisti e ricercatori che l’hanno conosciuta

Durante il V secolo a.C. una massiccia colata lavica proveniente dal cratere dell'Etna chiamato monte Gorna, raggiunse il mare tra i paesi di Santa Tecla e Santa Maria La Scala. La fase idroesplosiva, generata dall'incontro con il mare di questa colata di 30 metri di spessore, ha dato forma alle affascianti colonne di basalto e alla grotta "Grotta delle Palombe".

Il vulcanologo Carlo Gemmellaro, all'interno del libro "La Vulcanologia dell'Etna", stampato nel 1858, ci fornisce un'interessante descrizione della grotta: "A' fianchi del piccolo scalo di Aci, una lava che non e' delle più antiche, offre alla sponda del mare, una grotta di lave prismatiche, detta delle Colombe, che per basalti si prenderebbero a prima giunta; e da' una idea, in miniatura, della grotta di Fingal."

Gemmellaro, nella sua descrizione, ha definito questa grotta "una piccola grotta di Fingal", per le sue somiglianze con la più famosa grotta scozzese. Una prima immagine di questa grotta porta la firma di Camille Saglio (foto 1), pubblicata nel libro Le Tour Du Monde, noveau journal des voyages, stampato nel 1866. Viene immediatamente da osservare che il disegno assomiglia fortemente a uno schizzo di Sartorius de Waltershausen.

All'inizio del XX secolo Gaetano Ponte, professore di Vulcanologia all'Universita' di Catania e presidente della locale sezione del Club Alpino Italiano, fotografa l'area della “Grotta delle Palombe”. In quella foto possiamo vedere che la volta della grotta risulta gia' crollata. Rimane visibile soltanto un pilastro di basalto a foggia di pugno che si innalza dal mare (foto 2).

Pochi anni dopo, nel 1972, il pilastro fu distrutto durante una tempesta; oggi e' possibile vedere solo le fantastiche colonne di basalto lungo il lato mare (foto 3). Sara' possibile visitare questo meraviglioso sito in occasione del XIX simposio di speleologia vulcanica a Catania che ospitera' anche una grande mostra di libri e documenti antichi sulla grotta di Fingal.

Qui e' possibile scaricare il pdf

Giuseppe Priolo

   
 

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